«Il Tecnopolo guiderà la rinascita industriale di Taranto: parla il segretario generale Guadagnalo»

3 novembre 2026 – La Gazzetta della Mezzogiorno

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«Il Tecnopolo guiderà la rinascita industriale di Taranto»: parla il segretario generale Guadagnuolo

Le cifre dell’investimento: un milione di euro all’anno dal 2027 per ricerca e innovazione. Tra i progetti in campo idrogeno verde, aerospazio, nuovi materiali

Intervista di Maristella Massari

Un milione di euro all’anno dal 2027 per rafforzare ricerca e innovazione, ma soprattutto un ruolo nella riconversione industriale di Taranto. Il decreto ex Ilva del 16 ottobre individua nel Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile uno degli strumenti sui quali costruire nuove opportunità produttive. Manlio Guadagnuolo, segretario generale del Tecnopolo, illustra i progetti in campo, dalla nascita di una «super Zes» alla riqualificazione dei lavoratori, fino alla salvaguardia del centro di ricerca dell’ex Ilva.

Il decreto del 16 ottobre assegna al Tecnopolo nuove risorse e un ruolo nella riconversione industriale di Taranto. Come interpreta questa scelta del Governo?

«È un riconoscimento istituzionale importante, ma soprattutto una responsabilità strategica verso Taranto e il sistema produttivo del Mezzogiorno. Il Governo, in particolare il ministro delle Imprese Adolfo Urso, ha individuato nel Tecnopolo un soggetto capace di contribuire alla reindustrializzazione, alla decarbonizzazione e all’innovazione tecnologica. È una scelta che conferma il nostro Piano strategico pluriennale 2026-2030, condiviso con il ministro nell’incontro dell’11 settembre. Il Tecnopolo deve diventare un’infrastruttura strategica per lo sviluppo, capace di collegare istituzioni, università, centri di ricerca, imprese e investitori. L’obiettivo è trasformare la ricerca in innovazione industriale, investimenti e occupazione».

Il decreto istituisce anche il distretto di accelerazione industriale Brindisi-Taranto per le tecnologie a zero emissioni. Quali opportunità si aprono per il territorio?

«La Net Zero Valley Brindisi-Taranto rappresenta un passaggio fondamentale. Abbiamo l’opportunità di integrare quattro strumenti: Net Zero Valley, Zes unica, Zona Franca Doganale e aree di accelerazione per le fonti rinnovabili. Si sta procedendo alla perimetrazione del distretto e alla definizione del piano strategico di sviluppo. Pensiamo a ulteriori semplificazioni amministrative, incentivi e agevolazioni fiscali rispetto a quelli già disponibili nella Zes. Una sorta di “super Zes”, dedicata alle tecnologie innovative e sostenibili. Immagino anche una Zona Franca Doganale, dove introdurre merci in sospensione di Iva e dazi, offrendo alle imprese un importante vantaggio competitivo. A questo affiancheremo un’azione di promozione internazionale per attrarre investimenti e valorizzare ricerca e competenze del territorio».

Taranto dispone già di infrastrutture e competenze nei settori dell’energia, dell’aerospazio e dei nuovi materiali. Quali progetti possono trasformarsi in nuove attività produttive?

«Il porto è un’infrastruttura strategica e con l’Autorità di sistema portuale abbiamo già sviluppato progettualità di grande interesse. Il Tecnopolo può fare da ponte tra ricerca e industria, attraverso cinque linee operative: ricerca e trasferimento tecnologico, progetti strategici, servizi specialistici, investimenti e collaborazioni, programmi istituzionali. Abbiamo sviluppato progetti sull’idrogeno verde, energie pulite e altre iniziative nei settori ambientale e aerospaziale, sulle comunità idriche, su un polo dei materiali e sul credito sociale digitale. Prevediamo inoltre un centro per le tecnologie quantistiche e il progetto Taranto Green Computing, con applicazioni per siderurgia, ambiente, porto ed energia. La priorità è industrializzare l’innovazione sul territorio, creando nuove filiere produttive».

La crisi dell’ex Ilva rischia di lasciare senza lavoro migliaia di persone. Come potranno essere riqualificate le professionalità maturate nella siderurgia?

«La riconversione deve partire dal capitale umano. Le competenze accumulate in decenni di attività industriale non possono essere disperse, ma orientate verso nuovi mercati. L’Academy del Tecnopolo si occuperà di formazione avanzata, aggiornamento e riqualificazione professionale. Le esperienze maturate nella siderurgia, nella meccanica, nell’automazione e nella gestione degli impianti possono essere valorizzate nella manifattura a zero emissioni, nell’economia circolare, nelle tecnologie dell’idrogeno, nelle rinnovabili, nei sistemi di accumulo e nella digitalizzazione industriale. Coinvolgeremo università e centri di formazione, costruendo percorsi collegati alle esigenze effettive delle imprese che investiranno sul territorio. La formazione deve offrire prospettive occupazionali concrete».

C’è infine il centro di ricerca e sviluppo dell’ex Ilva, con professionalità di altissimo livello. Il Tecnopolo può contribuire a salvaguardare questo patrimonio?

«È un tema di assoluta rilevanza. Il Centro Ricerche di Acciaierie d’Italia possiede competenze scientifiche di eccellenza sui materiali e sui processi metallurgici, la cui validità va ben oltre la siderurgia tradizionale. Il finanziamento previsto dal decreto riguarda proprio il potenziamento della ricerca e del trasferimento tecnologico. Vogliamo costruire un sistema integrato di ricerca applicata, orientando queste professionalità verso settori innovativi, tra cui i materiali avanzati. Il Tecnopolo si candida a diventare il punto di raccordo per progetti congiunti e infrastrutture scientifiche condivise. Servirà un percorso concordato, ma il principio è chiaro: la transizione industriale non deve disperdere l’intelligenza scientifica della fabbrica. Queste competenze devono restare a Taranto e generare brevetti, innovazione e occupazione qualificata. La città non deve limitarsi a custodire la propria memoria industriale, ma trasformare la conoscenza accumulata nel motore del suo riscatto produttivo».

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